So What?

Da un po’ di tempo mi frulla in testa di scrivervi di questa esperienza lavorativa che sembra non avere nulla a che fare con i DSA, ma in realtà trattandosi di comunicare e far arrivare un messaggio ha molto a che fare con l’insegnamento e quindi con i nostri bimbi.

Ci sono tante cose di cui vorrei scrivere, spero di riuscire a farlo in modo comprensibile mettendole in ordine, sperando di non fare un’accozzaglia di informazioni prese da fonti diverse.

Le maggiori ispirazioni per questo articolo mi arrivano, oltre che dall’esperienza di cui vi racconterò, dal convegno della Prof.ssa Daniela Lucangeli che si trova su youtube e che mi ha mandato Roberto in risposta al mio post “Rabbia”:

http://www.youtube.com/watch?v=TJQdJApgOrA

e da alcuni articoli di un insegnante di Seattle pubblicati sul suo blog:
http://seattleseconds.wordpress.com/2011/06/30/another-8-things-learned-at-iste/

Iniziamo dalla mia esperienza, si tratta di una presentazione di un’ora e mezza sulle tecniche di dimostrazione del software, tenuta in inglese, appena dopo pranzo, in una sala chiusa alla presenza di una cinquantina di persone, nessuna delle quali si appisolò o sbadigliò nonostante l’orario postprandiale.
Ero a Budapest durante una tre giorni lavorativa. Lavoravo per una multinazionale e annualmente il gruppo europeo si riuniva per aggiornamenti e riunioni varie.
Facevo parte di un gruppo di vendita, meglio di prevendita tecnica di software, in parole povere il mio lavoro consisteva nel presentare un prodotto software alle aziende ai fini della vendita, appunto.

Di quei giorni ricordo solo i momenti non lavorativi e la presentazione di cui vi parlo oggi, delle altre riunioni non ricordo nulla.

Fui colpita da questo tale Robert Riefstahl (Australiano trasferito negli USA e forse di origine italiana) che seppe interessare tutti noi, senza annoiarci e ben stampando nelle nostre menti le sue tecniche di presentazione.

Descivendo il ruolo del dimostratore di software usò questa metafora: immaginatevi di essere sul bordo di un canyon, mentre i vostri potenziali clienti stanno sul bordo opposto. Il vostro obiettivo è quello di farli arrivare dalla vostra sponda, ma non potete pretendere che lo facciano con le loro forze, dovete rendergli il passaggio facile costruendo voi il ponte per passare sull’altra sponda. Questo si chiama FACILITARE. Ed è quello che dice anche la prof.ssa Lucangeli sul ruolo dell’insegnante, verso la fine del primo dei 5 video che trovate su youtube.
Questo ponte si costruisce conoscendo chi lo dovrà attraversare, le sue caratteristiche e le sue paure. Conoscendo ovviamente quello che abbiamo da offrire sul nostro lato del canyon. Utilizzando linguaggio e strumenti adeguati. Risvegliando l’attenzione e facendo sì che si ricordino della nostra presentazione.

Il passo succesivo,dopo qualche mese, per noi fu quello di seguire un corso per essere, non solo in grado di applicare il metodo, ma anche di insegnarlo ad altri.
Quando ci fu consegnato il materiale per erogare il corso, o meglio il workshop, rimasi ancor più entusiasta.
Mi fu anche chiaro che quanto vidi a Budapest era l’esatta applicazione del metodo. Fatta probabilmente dal suo miglior interprete (e autore), ma che potevamo utilizzare anche noi grazie appunto al materiale messoci a disposizione.
Era dettagliatissimo, era praticamente basato sullo stesso metodo che si proponeva di insegnare, spiegava per ogni sezione del corso quali strumenti usare, come gestire il tempo, eventuali problemi, come preparare l’aula. Questo non significa che noi formatori dovessimo diventare degli stupidi replicanti, c’era ampio spazio per la propria esperienza personale, il proprio stile.
Ma il metodo era definito, chiaro, non si poteva sbagliare … e questo vorrei dalla scuola, una didattica chiara, basata su conoscenze scientifiche.

Questo metodo si chiama demo2win e il suo autore ha fondato una società che fa formazione alla vendita di software. Come racconta nel suo libro, ha raccolto i successi e gli insuccessi della sua lunga esperienza di dimostratore di software, li ha analizzati e ha descritto gli errori più comuni e le tecniche per evitarli.
Nel suo libro racconta di una mancata vendita a seguito di quella che pensava fosse stata un’ottima presentazione. In quell’occasione chiese al suo mancato cliente il motivo per cui non avesse scelto il suo prodotto e gli fu risposto, con sua sorpresa, che avevano trovato la sua presentazione ottima ma troppo difficile e che non si sentivano all’altezza di quel prodotto.
Aveva sbagliato pensando di volere spiegare troppo, di dimostrare la sua competenza in materia, non era quello il suo compito, doveva costruire il ponte per facilitare la strada della comprensione e non l’aveva fatto.

E quindi?
Quindi in tutto quanto imparato da questo corso trovo tantissime spunti da utilizzare per l’insegnamento, anche da parte di un genitore.

Riassumo qui alcuni degli errori più comuni:

“So What” (e Quindi?) questo è il primo e più comune errore da evitare. Significa mostrare qualcosa senza illustrarne i benefici, chi ci sta ascoltando penserà: “e quindi? perché mi dovrebbe interessare?”.
Cosa c’entra con l’insegnamento? C’entra con il fatto che non si può pensare di motivare un bambino ad imparare qualcosa che forse un domani, non si sa quanto vicino, gli sarà utile. (questa è citata come una delle più grandi bugie sull’insegnamento nell’articolo del blogger qui sopra)

“Less is More” è una delle regole da usare per preparare le slide (diapositive) da mostrare durante la presentazione. Queste non devono contenere molte informazioni, e non devono distogliere l’attenzione dall’oratore, ma devono essere a supporto, contenere poche parole, o melio immagini, che servano a fissare in memoria le informazioni, non a spiegarle altrimenti i presenti saranno distratti dalla lettura delle slide e non ascolteranno.
Questo mi ricorda l’uso delle mappe o sottolineature, sottolineare tutto il testo non avrebbe alcun beneficio.

“Tell-Show-Tell” – Spiegare-Mostrare-Riassumere: introdurre l’argomento che si vuole presentare, presentarlo con l’uso di diversi supporti (video/audio/altro), sintetizzare i concetti che si sono espressi e i benefici che portano. Il tutto non dovrebbe durare più di … 15 minuti per gli adulti.
Strutturare tutta la presentazione mostrando inizialmente quali saranno gli argomenti toccati, il tempo richiesto, i momenti di pausa. Ogni singolo argomento non dovrebbe prendere più del tempo di attenzione, che per i bambini è ben sotto i 15 minuti.
Se non ricordo male, un metodo simile è spiegato anche dalla famosa Tata Lucia in uno dei suoi libri.

Empatia (Feel-Felt-Found)- dimostrare empatia, quando qualcuno si dice perplesso o timoroso di fronte a quella che è una novità, dimostrare comprensione (feel), portare ad esempio l’esperienza di altri che abbiano avuto le stesse difficoltà (felt), ma che dopo aver affrontato il cambiamento ne siano stati soddisfatti (found). Mai sminuire la difficoltà!

Linguaggio – usare un linguaggio adeguato ai vostri clienti (chiamateli alunni o figli)

Sistema Limbico – risvegliare l’attenzione coinvolgendo il sistema limbico

Preparazione – conoscere chi andremo ad incontrare, il loro punto di partenza per adeguare la presentazione. Ma conoscere anche l’aula e i supporti che si hanno a disposizione per utilizzarli al meglio. Evitare/prevenire qualunque intoppo che disturbi la presentazione/lezione. (per indicare a qualcuno come raggiungere casa nostra dobbiamo sapere da dove parte e che mezzi ha a disposizione)

e tanto altro …

Infine, avendo fatto in passato attività di formazione (sempre in ambito software), quello che ho imparato dal lavoro di formatore è che si impara insegnando!

Nell’articolo del blogger indicato qui sopra ho scoperto il Cono di Dale (Edgard Dale’s Learning Cone) che indica i modi migliori per ricordare:
Leggere – si ricorda il 10% di quanto si legge
Ascoltare – il 20%
Vedere – 30%
Vedere+Ascoltare – 50%
Dire/Scrivere – 70%
Fare – 90%
Quindi dare la possibilità ai bambini di spiegare ad altri, raccontare le esperienze, discutere è importante perché fissino in memoria le cose imparate.

Facciamoci dare lezione dai nostri bambini!

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