Per chiudere un discorso (UONPIA e PDP)

Non ho più scritto la conclusione del mio “rapporto” con l’UONPIA.

Alla fine, riuscii a parlare con la dott.ssa competente per DSA e ad ottenere la certificazione sulla base dei test già fatti privatamente.

Con la scuola, all’inizio anno scolastio richiedemmo la stesura del PDP e ricevemmo risposta “negativa”.

Vedendo che comunque le cose stavano cambiando per Sofia e che lei era serena, decidemmo di non pretendere il PDP fin tanto che la situazione fosse rimasta tranquilla. Non volevamo creare atriti con gli insegnanti perché, nonostante la mia personalissima non buona opinione della scuola, continuiamo a credere che la collaborazione sia l’unica via possibile. Ora, al colloquio avuto a fine novembre, gli insegnanti ci hanno detto che devono preparare il PDP per nostra figlia, e l’hanno detto come se non ne avessero mai sentito parlare prima. Nemmeno si sono resi conto che stavamo parlando dello stesso PDP che avevamo chiesto loro a settembre.

Un passo alla volta. In questo percorso bisogna avere moooolta pazienza con noi, con i nostri figli e con tutti coloro che, loro malgrado, ci ruotano intorno.

L’acqua cheta rompe i ponti.

Protocollare la diagnosi

il 21-Giugno-2011 ho portato la diagnosi a scuola e l’ho fatta protocollare.

In realtà la segretaria che l’ha ricevuta e mi ha dato il numero di protocollo non ne sapeva nulla, ma ha detto che avrebbe chiesto informazioni alla collega e in caso servisse altro mi avrebbe chiamato. Cosa che ad oggi non è avvenuta, sarà un buon segno?

Questo passaggio burocratico è necessario per chiedere alla scuola che mettano in atto gli strumenti compensativi e dispensativi e che usino una didattica adatta in base alle indicazioni contenute nella relazione allegata alla diagnosi. Per fare questo mi ha aiutato il manuale “Diamoci una mano” dal sito http://www.dislessia.org, sempre preziosissimo e ricco di risposte.

Ho consegnato la diagnosi anche all’insegnante di lingua in occasione del ritiro della pagella, spero che utilizzi l’estate per prepararsi. Per matematica, bisognerà aspettare settembre per sapere chi sarà il supplente, visto che la sua insegnante sarà in maternità, probabilmente per tutto l’anno.

Ora, per quanto riguarda la scuola, dobbiamo solo aspettare settembre, sperando che gli insegnanti rispettino quanto indicato per Sofia nella relazione allegata alla diagnosi.

Ma, visto anche che abbiamo una diagnosi fatta da un centro privato e che la nuova legge (170/2010) richiede che sia fatta dall’ASL, dobbiamo anche prenotare la visita all’ASL, non so quali saranno i tempi di attesa …

La diagnosi

il 7-Giugno-2011 abbiamo avuto la diagnosi.

La diagnosi di Sofia dice:  lieve disortografia e discalculia su base di disturbo attentivo e di automatizzazione.

Dare il nome alla cause dei problemi di questi 3 anni di scuola primaria è stato il primo passo fondamentale.

Fondamentale per arrivare all’accettazione passando dalla comprensione. Sì, perché pensavamo di sapere cosa volesse dire dislessia (intesa in senso lato per includere tutti i DSA), ma in realtà abbiamo solo ora iniziato a comprendere cosa significhi e ad intuire un quadro più complesso della “semplice” incapacità di leggere/scrivere.

Abbiamo passato le notti a cercare informazioni sui meccanismi che non funzionano come dovrebbero, per capire perché Sofia non memorizza le tabelline, o le regole ortografiche, mentre riesce in cinque minuti ad imparare a memoria una poesia in rima.

Durante queste notti di ricerca, i vari pezzi del puzzle han preso posto, siamo riusciti a capire le sue difficoltà i suoi comportamenti, la sua fatica e la sua frustrazione. Mentre il puzzle si componeva, cresceva il senso di colpa. Mi sono sentita in colpa per come l’avevo trattata in certi momenti di crisi, per non averla capita, per aver dato retta a chi diceva che era solo distratta, svogliata e viziata e non al mio istinto che mi diceva che c’era dell’altro.
Ma il senso di colpa va abbandonato subito, non serve a nessuno!

Subito dopo la diagnosi abbiamo cambiato il nostro atteggiamento, riuscendo a dimostrare l’amore incondizionato che era rimasto imbrigliato in un’aspettativa, l’aspettativa delle prestazioni scolastiche ritenute di base e imprescindibili. Per quale motivo poi siano ritenute tali, soprattutto in una società dove quasi nessuno più scrive a mano o fa conti a mente, non mi è molto chiaro. E qui Sir Ken Robinson è stato illuminante, ma di lui parlerò un’altra volta.
L’accettazione che nasce da questo percorso, insieme al nuovo atteggiamento nei confronti di Sofia, sono serviti in breve a farle acquisire fiducia e serenità (non solo a lei).
L’ultimo giorno di scuola, durante la festa in classe, l’insegnante di lingua, che non sapeva ancora della diagnosi, mi si avvicina e mi dice sorridendo che anche quel giorno aveva fatto fatica a finire il lavoro e l’aveva terminato alle 13:45 appena in tempo per poi partecipare al saggio di canto. Lei era lì, accanto a noi, e mi guardava con quell’aria triste e colpevole. Io le ho sorriso, ho liquidato l’insegnante con un “Brava ce l’ha fatta!”, ho preso il suo bel visino tra le mani, le ho stampato un bacio in fronte e lei se ne è tornata serena alla festa.

Nelle notti insonni è maturato anche il desiderio di tenere questo Blog, per raccontare delle scoperte, esperienze e risorse che ci sono state/saranno più utili.
Tra i link ho messo subito quelli di due associazioni: AID e L’acuilone e un Forum dove si può parlare con chi già vive questa esperienza e capisce i dubbi e le paure di chi è all’inizio come me.

Navigando tra questi siti ho trovato il seminario: COME PUO’ ESSERE COSI’ DIFFICILE, girato negli stati uniti nel 1989 con l’obiettivo di far sentire alle persone “normali” il disagio vissuto giornalmente dai dislessici; per noi, genitori non dislessici, è stato illuminante ci ha aiutati a comporre il puzzle. Credo valga la pena di spendere poco più di un’ora di tempo per seguirlo.
BUONA VISIONE!