Colloquio.


Se così si può chiamare.

Appuntamento ore 18:00, arriviamo e ci sono i genitori di due compagni prima di noi.

Inizio effettivo del colloquio ore 18:55

Fine ore 19:00 quando suona la campanella, che ci avvisa che stanno chiudendo, e lasciamo due minuti di tempo alla mamma in attesa dopo di noi.

Contenuto del colloquio:

  • Ci informano di aver dato ad altri genitori i riferimenti del centro privato dove è stata diagnosticata Sofia, visto che l’UONPIA ha tempi troppo lunghi, perché la bambina in questione ha problemi in matematica. Ci avvisano qualora la mamma ci volesse chiamare per chiederci informazioni.
  • Ci chiedono di leggere insieme il documento (PDP) e firmarlo, si tratta di una pura formalità, dicono, che va espletata per legge entro il 30 novembre, per questo motivo ci hanno dato appuntamento questa settimana e non la prossima.
  • Ci dicono che Sofia parla sempre e continua ad occuparsi dei (o ad aiutare i) compagni pur essendo sempre in ritardo con il suo lavoro.
  • Ci dicono che Sofia ha disturbi lievi e ci sono bambini con disturbi ben più gravi.

Quello che avrei voluto accadesse?

Avrei voluto che ci chiamassero prima della stesura del PDP per parlare concretamente di cosa possiamo fare noi e loro per rendere Sofia autonoma e responsabile, per capire cosa si può fare perché lei impari a concentrarsi SOLO sul suo lavoro.

Tutto il resto è una mera formalità, tutto il resto è tempo sprecato.

Ma come mi ha ricordato un’amica oggi: “come scrivevi poco tempo fa…….lascia che la quinta vada come vada!!!!!!”

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5 thoughts on “Colloquio.

  1. 1) Il PDP non è e non deve essere considerato “una pura formalità”
    2) Il PDP deve essere redatto insieme alla famiglia, non solo firmato dalla medesima
    3) In base alle leggi vigenti, che io sappia, dovrebbe essere redatto entro 3 mesi dall’inizio della scuola, quindi a meno che la vostra scuola non abbia iniziato le lezioni il 30 agosto, il tempo per convocarvi la prossima settimana con più calma c’era.
    4) Cinque minuti di colloquio non sono sufficienti neppure per i saluti iniziali e finali.

    Sono abbastanza sorpresa dalla poca professionalità di alcuni insegnanti.
    Monica

    • Non dirlo a noi! Forse alla maestra è uscita una frase infelice quando ha detto che si trattava solo di una formalità, ma di fatto in quel momento ho pensato: cosa ci faccio qui? e mi si è spenta la speranza di poter parlare veramente di mia figlia. Ho chiesto se potevamo portarlo a casa invece che leggerlo lì, per avere tempo per il colloquio, così è stato, ma come dici tu in 5 minuti non si può fare un vero colloquio. Ne siamo usciti entrambi demoralizzati e indignati. Abbiamo sempre offerto piena disponibilità a collaborare con i maestri (magari non sembra da quello che scrivo nel blog, ma qui ci sono i miei sfoghi) e venire trattati così è veramente deprimente.

      • Mi sono anche chiesta quale senso ha dire: “ci sono bambini con disturbi ben più gravi”. Fosse anche vero, cosa significa?
        Sperimentandolo anche sulla mia pelle di insegnante ogni giorno, ti assicuro che la barriera più grossa in qualunque campo è il comunicare in modo sbagliato. Se poi ci sono di mezzo i bambini o i ragazzi (come nel mio caso) la non-capacità di comunicare provoca disastri. Sul disturbo specifico dell’apprendimento, ma sull’apprendimento e l’insegnamento in generale il più bel libro non fu mai scritto.
        Spero di rimanere in contatto con te quando la tua fanciulla sarà alla scuola media. Mi piacerebbe iniziare una collaborazione a distanza per capire meglio le problematiche vissute dal punto di vista della famiglia e dell’alunna. Non che io non abbia uno stretto contatto e una continua comunicazione con i miei alunni con DSA e le loro famiglie, ma a volte un’opinione, neutra, non coinvolta intendo, potrebbe essere utile a capire meglio quali sono le problematiche dell’una e dall’altra parte.
        Un abbraccio,
        Monica

      • Volentieri, il confronto è sempre utile. Anche a me fa piacere sentire il punto di vista degli insegnanti, so che ce ne sono di validi e spero di incontrarne alle medie.

  2. Pingback: Un voto immeritato?! | ilmondodisofia

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