Flipped classroom – la lezione rovesciata. Utopia?


«L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? Serve per continuare a camminare».

Eduardo Galeano

Questa citazione è stata fatta dal prof. Salvatore Settis durante la trasmissione “Quello che (non) ho” e mi ha dato una risposta al perché continuare a guardare nuovi modi di fare scuola.

Ho scoperto alcuni siti che parlano di un modo diverso di fare lezione chiamato: “flipped classroom” o “lezione rovesciata”.

Si usa la tecnologia per preparare e registrare video-lezioni in modo che i ragazzi le possano seguire a casa, con i loro tempi, fermandole e facendole ripartire, rivedendole quante volte vogliono senza per questo sentirsi da meno dei compagni che colgono tutto al volo. In aula poi si metteranno in pratica con esercitazioni e discussioni quanto appreso a casa grazie alle video lezioni.

Nel 2007 due insegnanti Aaron Sams e Jonathan Bergmann iniziarono a ripensare al modo migliore di sfruttare il tempo con gli alunni. E la scelta fu quella di roversciare le lezioni.

Nel 2006, Salman Khan iniziò a pubblicare su youtube video-lezioni di matematica per i suoi cugini che stavano in un’altra città degli Stati Uniti.

Non so dire chi, dove, come e quando “inventò” questo metodo, ma è interessante ascoltare la storia di Salman Kahn in questo video.

La cosa per lui sorprendente fu il riscontro che ebbe, i suoi cugini lo preferivano in formato virtuale e, a parte l’ilarità che suscita questa affermazione, si rese conto che le video-lezioni erano apprezzate perché chi le segue

  1. può fermare e ripetere quante volte vuole senza avere la sensazione di far perdere tempo a chi insegna;
  2. se deve rivedere qualcosa relativa ad una lezione di una settimana, un mese o un anno prima non si trova nell’imbarazzo di chiedere. Ha le lezioni a disposizione e può rivederle quando vuole;
  3. quando approccia un nuovo argomento, l’ultima cosa di cui ha bisogno è qualcuno che gli chieda “hai capito?”

Dopo aver pubblicato i video su youtube lasciandoli visibili a tutti: altri ragazzi iniziarono a guardarli e a commentarli. Così scoprì che la gente può sorridere facendo una derivata (perché questo è l’effetto della riuscita, del successo: fa stare bene, imparare fa stare bene! 🙂 )

I suoi video si diffusero, iniziò a ricevere lettere dai genitori, infine arrivarono le lettere dagli insegnanti che dicevano: “usiamo i suoi video per capovolgere la lezione, lei ha preparato le lezioni, ora noi assegniamo la lezione da vedere a casa e facciamo in aula quelli che prima erano i compiti a casa”.

Parla di come l’uso della tecnologia possa umanizzare la classe, in classe si lavora insieme, si collabora, si interagisce con l’insegnante che facilita la fase di scambio, di lavoro. Grazie alle video-lezioni, si passa dalla lezione unica frontale a 30 ragazzi che devono starsene zitti ad ascoltare, ad un’esperienza umana di interazione.

Fu così che Salman Kahn, un analista finanziario, lasciò il lavoro per aprire un organizzazione no profit la Kahn academy, che pubblica video lezioni gratuite. Ne ho guardate alcune, non tutte mi piacciono, ad esempio non credo che quella sulle tabelline sia efficace, mentre ho apprezzato le divisioni, ma è l’idea che mi appassiona.

Il suo discorso prosegue su come passare al livello successivo. Il livello successivo consiste nel fornire agli insegnanti i dati di ogni studente: quante volte visualizza ogni video, di quanto tempo a bisogno per apprendere un concetto, quali sono i concetti acquisiti, quelli su cui sta lavorando e quelli su cui è bloccato. Racconta della sperimentazione in corso in alcune classi, di come l’osservazione della curva di apprendimento dei vari studenti, faccia capire come gli studenti che inizialmente sembravano in difficoltà si possano trovare ad essere i migliori e fa pensare a

“quante di tutte le etichette di cui molti di noi hanno beneficiato fossero dovute semplicemente ad una coincidenza di tempo.”

Io per ora mi fermo al primo livello, anzi no, cammino due passi verso l’orizzonte.

Se volete informazioni in italiano, potete leggere di più sulla lezione rovesciata a questo link:

http://www.adirisorse.it/archives/1187

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5 thoughts on “Flipped classroom – la lezione rovesciata. Utopia?

  1. Anche io avevo letto, prossimamente pubblicherò una riflessione sui compiti a casa, che devono essere valutati attentamente anche a partire da questa riflessione: paradossalmente a scuola “si insegna”, cioè di fatto si parla, a casa si dovrebbe imparare e in questo l’alunno è lasciato solo… inoltre ti volevo dire se vuoi di tornare sul mio post sulla Giornata dell’Ambiente perché ho aggiunto delle foto… infine ho deciso di aggiungerti ai blog che seguo, così da non perderci di vista… a presto!

    • Grazie Palmy, è un piacere essere tra i blog che segui.
      Io torno regolaremente sul tuo blog.. anche se non commento spesso e poi non vedo l’ora di mostrare a Sofia tutte le idee che hai linkato!

  2. Pingback: Flipped classroom – la lezione rovesciata. Utopia? | Multimedia Learning Research

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