La diagnosi


il 7-Giugno-2011 abbiamo avuto la diagnosi.

La diagnosi di Sofia dice:  lieve disortografia e discalculia su base di disturbo attentivo e di automatizzazione.

Dare il nome alla cause dei problemi di questi 3 anni di scuola primaria è stato il primo passo fondamentale.

Fondamentale per arrivare all’accettazione passando dalla comprensione. Sì, perché pensavamo di sapere cosa volesse dire dislessia (intesa in senso lato per includere tutti i DSA), ma in realtà abbiamo solo ora iniziato a comprendere cosa significhi e ad intuire un quadro più complesso della “semplice” incapacità di leggere/scrivere.

Abbiamo passato le notti a cercare informazioni sui meccanismi che non funzionano come dovrebbero, per capire perché Sofia non memorizza le tabelline, o le regole ortografiche, mentre riesce in cinque minuti ad imparare a memoria una poesia in rima.

Durante queste notti di ricerca, i vari pezzi del puzzle han preso posto, siamo riusciti a capire le sue difficoltà i suoi comportamenti, la sua fatica e la sua frustrazione. Mentre il puzzle si componeva, cresceva il senso di colpa. Mi sono sentita in colpa per come l’avevo trattata in certi momenti di crisi, per non averla capita, per aver dato retta a chi diceva che era solo distratta, svogliata e viziata e non al mio istinto che mi diceva che c’era dell’altro.
Ma il senso di colpa va abbandonato subito, non serve a nessuno!

Subito dopo la diagnosi abbiamo cambiato il nostro atteggiamento, riuscendo a dimostrare l’amore incondizionato che era rimasto imbrigliato in un’aspettativa, l’aspettativa delle prestazioni scolastiche ritenute di base e imprescindibili. Per quale motivo poi siano ritenute tali, soprattutto in una società dove quasi nessuno più scrive a mano o fa conti a mente, non mi è molto chiaro. E qui Sir Ken Robinson è stato illuminante, ma di lui parlerò un’altra volta.
L’accettazione che nasce da questo percorso, insieme al nuovo atteggiamento nei confronti di Sofia, sono serviti in breve a farle acquisire fiducia e serenità (non solo a lei).
L’ultimo giorno di scuola, durante la festa in classe, l’insegnante di lingua, che non sapeva ancora della diagnosi, mi si avvicina e mi dice sorridendo che anche quel giorno aveva fatto fatica a finire il lavoro e l’aveva terminato alle 13:45 appena in tempo per poi partecipare al saggio di canto. Lei era lì, accanto a noi, e mi guardava con quell’aria triste e colpevole. Io le ho sorriso, ho liquidato l’insegnante con un “Brava ce l’ha fatta!”, ho preso il suo bel visino tra le mani, le ho stampato un bacio in fronte e lei se ne è tornata serena alla festa.

Nelle notti insonni è maturato anche il desiderio di tenere questo Blog, per raccontare delle scoperte, esperienze e risorse che ci sono state/saranno più utili.
Tra i link ho messo subito quelli di due associazioni: AID e L’acuilone e un Forum dove si può parlare con chi già vive questa esperienza e capisce i dubbi e le paure di chi è all’inizio come me.

Navigando tra questi siti ho trovato il seminario: COME PUO’ ESSERE COSI’ DIFFICILE, girato negli stati uniti nel 1989 con l’obiettivo di far sentire alle persone “normali” il disagio vissuto giornalmente dai dislessici; per noi, genitori non dislessici, è stato illuminante ci ha aiutati a comporre il puzzle. Credo valga la pena di spendere poco più di un’ora di tempo per seguirlo.
BUONA VISIONE!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...